COME IL GATTO CON GLI STIVALI – Cesare Maltoni, cancerologo (2014)

Cesare Maltoni al telefono in un’immagine del 1981

“COME IL GATTO CON GLI STIVALI” racconta in forma di lettura per attore solo, la vita e la scienza di Cesare Maltoni (Faenza, 1930 – Bologna, 2001), uno dei più importanti oncologi e tossicologi sperimentali del ‘900 a livello internazionale e tra i primi a considerare i tumori come una vera pandemia, che esigeva dalla medicina e dalla società una risposta a tutti i livelli: scientifico, terapeutico, informativo, legale e assistenziale.

“COME IL GATTO CON GLI STIVALI”, nasce dalla nostra collaborazione con l’Istituto Ramazzini Coop Onlus (che da  Maltoni fu fondato nel 1987 ed è tuttora impegnato nell’ambito della ricerca e della prevenzione oncologica) e con il sostegno di Coop Adriatica e Unipol.

Al pari del Gatto con gli Stivali della fiaba di Tieck, Cesare Maltoni cercò di costringere un grande Orco, il Cancro, nelle sembianze di un topolino.  O meglio in quelle di uno dei ratti albini Sprague-Dawley sui quali condusse le sue più note ricerche !

Citologo di grande talento, il ricercatore faentino contribuì alla fine degli anni ’50 alle teorie sull’eziologia dei tumori, per poi convincersi che una maggiore comprensione della loro biologia non avrebbe prodotto in tempi brevi terapie diverse dalla chemioterapia e dalla radioterapia. Questa previsione (rivelatasi fondata), insieme alla coscienza che la gran parte dei tumori era di origine ambientale, lo portò ad applicare le proprie conoscenze nel campo della prevenzione anticancro.
Nel 1971, sei anni dopo avere avviato a Bologna il primo screening di massa in Italia per la diagnosi precoce dei tumori al collo dell’utero su decine di migliaia di donne (un progetto di medicina sociale che portò il locale Istituto Oncologico alla ribalta europea) Maltoni realizzò nei laboratori del castello di Bentivoglio, grazie a rivoluzionari apparati in grado di riprodurre nei ratti l’esposizione dei lavoratori al Cloruro di Vinile Monomero, il mega-esperimento di tossicologia industriale in vivo che permise di provare la cancerogenicità di questa sostanza.  Importantissima nella produzione della plastica, ma nociva per gli operai delle fabbriche.

Maltoni nel 1986 in una serie di foto per un articolo su Famiglia Cristiana

Maltoni nel 1986 in una serie di foto per un articolo su Famiglia Cristiana

Per la prima volta nella storia della medicina una ricerca condotta su animali riuscì a predire un raro tumore umanol’angiosarcoma del fegatoche venne infatti identificato nel 1974 negli addetti alle lavorazioni plastiche proprio grazie a questo studio.   Il risultato di Maltoni venne salutato in tutto il mondo come una tappa fondamentale verso norme che imponessero il ‘principio di precauzione’ nei confronti della eventuale pericolosità dei nuovi composti chimici; principio adottato dall’UE e dall’American Toxicology Program con il 1981.  Le nuove sostanze dovevano essere saggiate sperimentalmente, prima di poter essere immese sul mercato (come si dice «No data, no market») .

Partendo da questo successo, che in pratica fissò lo standard dei bio-saggi di tossicologia e inaugurò un settore della ricerca biomedica che non esisteva fino ad allora, Maltoni e la sua equipe dimostrarono poi la cancerogenicità dei CFC dei frigoriferi, della formaldeide, del benzene e degli antidetonanti della benzina verde; inaugurando il dibattito sui rischi del nostro modello di sviluppo. «Il cancro – diceva Cesare – non è soltanto una malattia, ma il sintomo di un alterato rapporto uomo-ambiente».

Nel 1982, insieme al grande epidemiologo americano Irving Selikoff (autore nel dopoguerra di fondamentali ricerche sul carattere cancerogeno delle fibre di amianto), Cesare Maltoni fondò il ‘Collegium Ramazzini’, un’accademia internazionale di oncologi e medici tuttora impegnata a sensibilizzare i governi e le società sulla funzione della cd. ‘prevenzione primaria’ – che mira a impedire il contatto con l’uomo di agenti identificati come cancerogeni – nella lotta contro i tumori.   Divenuto anche sui media un personaggio simbolo dell’oncologia, fu costantemente a fianco delle comunità che sempre più spesso si rivolgevano alla magistratura per denunciare episodi spesso decennali di inquinamento ambientale.

Maltoni al congresso di oncologia Ancona 1999

Maltoni al congresso di oncologia Ancona 1999

Dopo aver contribuito alla formazione scientifica di una generazione di medici oncologi, Maltoni volle lui stesso avvicinarsi all’oncologia clinica e dedicò gli ultimi vent’anni della sua vita a progettare e rendere possibile anche legalmente una struttura in grado di accogliere i malati di cancro che la medicina non poteva più guarire ( e che fino ad allora erano oggetto di accanimento terapeutico o di abbandono) ed evitare, attraverso la terapia del dolore e la ‘sedazione palliativa’, le sofferenze che funestavano i loro ultimi giorni. Nel 2002, un anno dopo la sua morte, fu inaugurato a Bentivoglio il primo ‘hospice’ italiano (l’Hospice Seragnoli), servito da modello per i tanti sorti nel nostro Paese negli ultimi quindici anni.