LA SFINGE – Dialogo su Enrico Fermi (2017)

Laura Capon, Franco Rasetti e Enrico Fermi in una grafica che li vede insieme

Tanto è stato scritto su Enrico Fermi, una delle personalità più importanti della fisica del ‘900. Mostre, film e speciali televisivi si sono susseguiti e si può dire che Fermi sia uno dei pochi scienziati del ‘900 conosciuti al pubblico italiano dei non specialisti.

Laura Fermi “Atomi in Famiglia” copertina della seconda edizione italiana del 1955

Poco nota è, invece, l’attività della moglie, Laura Capon, autrice della biografia di Fermi “Atomi in famiglia” (uscita prima in inglese nel 1954, anno della morte del fisico, come “Atoms in the family” e subito dopo in italiano …) e che fin dal loro matrimonio, nel 1928, prese l’abitudine di accompagnare Enrico ai convegni e agli incontri scientifici, ricavando una conoscenza personale della gran parte dei fisici del suo tempo.

Barbara Bonora come Laura Capon Fermi in “La sfinge – dialogo su Enrico fermi” di L’aquila Signorina : teatro e scienza (recita di Portogruaro VE del 24.02.2017)

Rimasta vedova, Laura si dedicò alla divulgazione scientifica (“The history of Atomic Energy” e “Galileo Galilei and the Scientific Revolution”, usciti nel 1961), scrisse un saggio sull’immigrazione intellettuale negli stati Uniti negli anni ’30 (“Illustrious Immigrants” del 1968) e partecipò come storica ufficiale della delegazione americana alla prima Conferenza Internazionale sull’Atomo di Pace, svoltasi a Ginevra nel 1955.

Consapevole del ruolo avuto da Fermi nel programma atomico sia durante la Seconda Guerra Mondiale che dopo (fu membro del GAC, il comitato di consulenti scientifici del governo statunitense in campo nucleare), Laura cercò di collegare il lavoro di guerra del marito all’impegno dei ‘nuovi’ americani fuggiti dall’Europa nel difendere la democrazia, rappresentata dall’America, contro i totalitarismi nazista e stalinista. Fu anche la sua attività a costruire l’immagine di un Fermi visto come responsabile interprete dell’inevitabile saldatura tra scienza, industria e politica.  Che, dopo la stagione della guerra, stava dando al mondo il nucleare civile e i mega laboratori dedicati alla fisica delle alte energie.

Questa interpretazione, che coinvolse Fermi e, con sfumature diverse, un’intera generazione di scienziati passati dal Progetto Manhattan, ha conosciuto nel tempo ben poche voci critiche.  Tra esse quella di Franco Rasetti, compagno di università di Fermi e suo principale collaboratore a Roma, dopo il 1927, nel periodo della scuola di fisica cd. di Via Panisperna.

Gabriele Argazzi come Franco Rasetti in “La sfinge – dialogo su Enrico fermi” di L’aquila Signorina : teatro e scienza (recita di Portogruaro VE del 24.02.2017)

Fisico sperimentale di livello assoluto, Rasetti abbandonò l’Europa per il Canada nel 1939, ma a differenza di Fermi non volle partecipare alla costruzione della bomba atomica e, pur continuando a insegnare, di fatto abbandonò la fisica per la paleontologia e la botanica.  Campi dove non serviva una ‘clearance’, cioè il pass che consentiva agli scienziati l’accesso a informazioni segrete e che fu a lungo indispensabile negli USA per fare ricerca in campo nucleare.

Particolare della scenografia di “La sfinge – Dialogo su Enrico Fermi” di L’aquila Signorina : teatro e scienza (recita di Portogruaro VE del 24.02.2017)

Sebbene la valutazione negativa di Rasetti verso la collaborazione dei fisici allo sforzo bellico atomico americano fosse piuttosto nota nell’ambiente dei fisici legati all’esperienza dell’istituto di Fisica di Roma, dopo il secondo conflitto mondiale scelse il basso profilo e non si espresse mai pubblicamente.  Solo con la pubblicazione delle sue “biographical notes” (si veda Università e Accademie ai tempi del Nazismo e del Fascismo – 2005 – a cura dello storico Pier Giorgio Zunino ), avvenuta dopo la sua morte, nel 2001 è stato possibile capire meglio i contorni dell’avversione di Rasetti per quello che in una lettera del 1945 a Gian Carlo Wick definì «lo spettacolo disgustoso dei fisici che lavorano nei laboratori sotto la sorveglianza dell’FBI»E sono, quelle di Rasetti, parole piene di amarezza; impotenti di fronte alla vorticosa accelerazione della fisica atomica e nucleare. Che negli anni venti e trenta ricavava i dati sperimentali da apparati tenuti insieme «con spago e ceralacca» e di colpo si era ritrovata al centro delle lotte tra Stati che avevano condotto a Hiroshima.

Gabriele Argazzi come Franco Rasetti in “La sfinge – Dialogo su Enrico Fermi” di L’aquila Signorina : teatro e scienza (recita di Portogruaro VE del 24.02.2017)

Parole che Rasetti pronuncia restando nel cono d’ombra delle tante domande che avrebbe voluto porre a Enrico Fermi, in quell’incontro chiarificatore rimandato per anni e divenuto alla fine irrealizzabile.  Non solo per la morte prematura del vecchio compagno della Normale, ma anche perchè Rasetti sapeva, conoscendolo forse meglio di chiunque altro, che Fermi doveva avere alla fine allontanato da sè la tentazione stessa di riflettere su questioni estranee agli aspetti tecnici della fisica.

E, in effetti, la storiografia non ci consegna alcun pensiero articolato di Enrico Fermi sui delicati temi etici posti dall’uso bellico della scienza; disponibili sono solo le congetture dei pochi che poterono raccogliere i suoi magri accenni riguardo a quei controversal subjects.   Una ‘sfinge’ silenziosa Enrico Fermi; inaccessibile dietro la proverbiale cordialità.  Assorbito dalle questioni di fisica teorica che costituivano la sua ossessione. 

Particolare de “La sfinge – dialogo su Enrico fermi” di L’aquila Signorina : teatro e scienza (recita di Portogruaro VE del 24.02.2017).  La lampada sul tavolo è una Fase Boomerang originale della fine degli anni ’50

“LA SFINGE” nasce quindi, come lavoro teatrale, per cercare di ricostruire la personalità misteriosa di Fermi; il suo amore esclusivo per la fisica e il rapporto a volte ostile verso i compiti non scientifici che pure accettò.

Il pretesto drammatico è la ricostruzione di un incontro tra Laura Fermi e Franco Rasetti, che il testo immagina insieme, nell’agosto del 1955, in uno studio radiotelevisivo in margine ai lavori della Conferenza sull’Atomo di Pace di Ginevra (Laura Fermi, autrice nel ’56 di “Atoms for the world”, report ufficiale di quell’avvenimento, fu di certo presente, mentre Rasetti veniva ogni anno sulle Alpi per fotografare fiori ed è probabile che fosse in Europa anche in quell’estate …).  E’ durante questa conversazione, storicamente plausibile anche se forse mai avvenuta, che due tra le persone che Fermi amò di più confrontano i rispettivi e contrastanti punti di vista sulle scelte che coinvolsero il Nobel italiano e l’intera fisica nucleare negli anni decisivi della Seconda Guerra Mondiale.

Barbara Bonora come Laura Capon Fermi in “La sfinge – Dialogo su Enrico Fermi” di L’aquila Signorina : teatro e scienza (recita di Portogruaro VE del 24.02.2017)