THE HABER_IMMERWAHR FILE – Scienza e nazionalismo nel dramma di Fritz Haber, Nobel dimenticato (2015)

Gabriele Argazzi e Barbara Bonora come Fritz Haber e Clara Immerwahr

In pochi ricordano che Fritz Haber, premiato con il Nobel per la scoperta (1908) del processo che permette di fissare l’azoto atmosferico, è stato un protagonista della storia della chimica.  Se infatti la successiva produzione di ammoniaca su scala industriale permise di avere nitrati a basso costo da utilizzare come fertilizzanti artificiali, facendo vivere all’agricoltura la maggiore rivoluzione dall’introduzione dell’aratro a versoio, i più citano Haber solo come l’ideatore del gas al cloro con cui sui fronti della Prima Guerra Mondiale, nell’aprile del 1915, si inaugurò l’infame capitolo delle armi chimiche di distruzione di massa.

Convinto che la Scienza servisse «all’umanità in pace e alla patria in guerra», Fritz Haber (1868 – 1934) fu affascinato dall’influenza che uno scienziato poteva conquistare, con le sue competenze, in campo politico e militare.   Come un novello Faust, Fritz bevve fino in fondo dal boccale dell’ambizione personale, diventando, nella Berlino del Kaiser Guglielmo II, uno degli uomini più potenti della Germania.  Albert Einstein, che a lungo corrispose con lui e gli portò sempre grande rispetto, si chiedeva come potesse un uomo altrimenti amabile rendersi tanto ridicolo nella sua vanagloria di consulente fisso di industriali e potenti.

Una piccola locandina dello spettacolo con i volti dei veri Fritz e Clara

Poco riflessivo, anche se inquieto fino alla nevrosi, l’uomo Haber ebbe quale contraltare, nel periodo di massimo fulgore, la prima moglie Clara Immerwahr, una brillante ricercatrice in chimica che lui aveva voluto portare all’altare ad ogni costo, forse attratto dall’idea di avere una compagna in grado di conversare alla pari.   Tuttavia, anche se Clara dovette suo malgrado abbandonare le proprie aspirazioni scientifiche e adattarsi al ruolo di madre e moglie di un uomo di successo, non rinunciò a far sentire a Fritz la disapprovazione per quel che era diventato, dimentico della sensibilità morale che accompagna i veri scienziati.

Determinata a guastare la favola dell’ebreo di talento accolto nell’élite militare germanica, Clara portò alle estreme conseguenze il suo amore per una chimica trasformata dal marito in tecnologia di morte.   La sera del 2 maggio 1915, al ritorno di Haber dal fronte dove aveva guidato il primo attacco coi gas contro le truppe francesi, ci fu tra loro l’ennesimo scontro verbale.    Poi Clara uscì in giardino e si uccise, sparandosi al cuore.

Barbara Bonora come Clara Immerwahr

Alternandosi al racconto di questa vicenda dal forte valore simbolico, il serrato dialogo teatrale tra Clara e Fritz scritto da Barbara Bonora tiene al centro la vicenda scientifica di Haber e lascia continuamente intravedere le rischiose triangolazioni tra scienza, industria  e macchina militare che portarono la Germania in guerra e gli scienziati tedeschi a legarsi in modo acritico alla disastrosa volontà di potenza del Kaiser e dei suoi generali.   Quella straordinaria collaborazione fra Università e mondo industriale che fu la sintesi dell’ammoniaca (1909; per Nature “la scoperta che più ha cambiato il mondo nell’ultimo secolo”), portò quasi senza soluzione di continuità alla costruzione dei mega-impianti tedeschi per produrre esplosivi e gas bellici.   Nel quadro di un pensiero unico nazionalista che vide 93 rappresentanti del mondo accademico, a pochi mesi dall’inizio della Grande Guerra, esaltare in un manifesto la missione civilizzatrice della Germania. Colpendo a morte l’internazionalismo che aveva sempre caratterizzato la scienza durante le guerre dell’800.

Non è un caso se i colleghi inglesi e francesi, nel 1920, boicottarono la cerimonia di consegna del Premio Nobel ‘al generale in camice bianco’ Fritz Haber.  Che per essere ‘un buon tedesco’ aveva ripudiato le sue origini ebraiche convertendosi al cristianesimo, ma che dopo la presa del potere da parte di Hitler finì comunque perseguitato, morendo esule in Svizzera.  Vittima «dell’amore mai ricambiato – così scrisse Einstein nel 1934 – dell’ebreo verso la Germania».

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Sepoltura di Fritz Haber e Clara Immerwahr

Va però ricordato che nei mesi successivi alle sue dimissioni dal Kaiser Wilhelm Institut di Berlino, Haber maturò la decisione di trasferirsi a Gerusalemme, dove nel 1925, grazie anche ai contributi raccolti da Albert Einstein a Berlino e alla tenacia di Chaim Weizmann, era nata la nuova Università Ebraica.  Non ci arrivo mai, minato dai problemi di salute che poi gli furono fatali, ma questo dettaglio fa sospettare che le reprimende morali e il coerente e disperato gesto di Clara, avessero risalito la sua coscienza, riportandolo a una visione di se stesso meno drogata dal sordo senso del dovere.  A testimoniare questo ripiegamento interiore di Haber c’è peraltro anche la sua richiesta di essere seppellito insieme a Clara, richiesta che potè essere soddisfatta solo molti anni più tardi, quando furono le spoglie di lei a essere traslate a Basilea, per venire tumulate accanto a quelle di Fritz.