NELLO SPECCHIO DI GALOIS (film 2009)

“NELLO SPECCHIO DI GALOIS”, il film da noi scritto e realizzato nel 2009 ispirandoci alla vasta produzione letteraria e culturale legata alla breve vita dell’algebrista e rivoluzionario francese Evariste Galois (Bourg-la-Reine, 25 ottobre 1811 – Parigi, 31 maggio 1832), ha per protagonisti due studenti italiani di oggi, folgorati insieme fin da adolescenti dalle meraviglie della matematica e ben presto separati da destini e punti di vista drammaticamente alternativi.

Gli interpreti del film sono i due giovani attori non professionisti Enrico Bonora e Paola Bartolini.

Il legame tra ‘Nello specchio di Galois‘ e la vicenda storica del matematico Evariste Galois non è esplicito.   Il nostro tentativo è stato quello di riflettere, da non matematici, sulle alternative e inconciliabili risposte alla domanda se la libertà con cui l’astrazione matematica costruisce i propri oggetti possa generare interpretazioni altrettanto liberatorie della vita e della storia.   La principale suggestione matematica muove dal concetto di ‘invarianza di struttura’, presente negli studi attuali sulla simmetria e che per primo lo stesso Galois adombrò.  La struttura, la cui identità e valenza viene diversamente interpretata dai due protagonisti, è il vero protagonista del film.

Il dubbio che muove la crisi del protagonista maschile e l’intera sceneggiatura scaturisce da un corto circuito generato in lui dai documenti diffusi dall’attività di controinformazione dopo i fatti del G8 di Genova.   Se, come appare dalle ricostruzioni degli eventi legati alla morte di Carlo Giuliani in Piazza Alimonda a Genova, il giovane cadde colpito nel punto esatto dove la Polizia aveva trascinato, appena mezz’ora prima, il corpo malmenato di un altro manifestante (al punto che a lungo le immagini dei due a terra furono confuse), l’intera storia umana potrebbe essere soltanto un gioco di specchi, che cela una realtà altra (pensiamo alla Voluntas di Shopenhauer), la quale tende a ripetersi in eterno.   La libertà, la politica, l’intera lotta umana non avrebbero dunque alcun senso.

Questo è il vertiginoso ragionamento compiuto dal giovane e promettente matematico che, sconvolto, abbandona i propri studi e la prospettiva di dedicarsi alla ricerca.   Sente infatti che questa non potrà dargli una risposta su questo punto, cioè se sia possibile una libertà al di fuori della contemplazione passiva della bellezza matematica che l’incontro con le visionarie intuizioni di Evariste Galois avevano svelato a lui e all’amica di tanti pomeriggi esaltanti passati insieme.   Alle soglie delle grandi decisioni della vita, questa bellezza gli appare in un lampo come disumana (non a caso uno degli enti matematici di cui si occupano gli studiosi di simmetria viene chiamato ‘il mostro’), non certo come una conoscenza che possa generare e sorreggere uno sforzo di trasformazione della realtà.   E se, per il personaggio femminile posto di fronte a questo straziante dilemma, l’atteggiamento diventa presto quello di negare legittimità al problema, il crollo emotivo del giovane è totale e nel film lo si vede sfuggire per un pelo alla tentazione di levare la mano su di sè.

Nel delirio, nella sconfitta, ecco apparire i fantasmi del nichilismo e della sete di distruggere ogni cosa, nemmeno troppo astrattamente identificati con l’apparire dal nulla di due black blocks.  Sono loro a rievocare, in un fulmineo dialogo che di solito viene interpretato dal vivo in forma teatrale durante le proiezioni del film, la vita dello sfortunato Galois, identificato con il protagonista maschile che si vede vagare ubriaco su una spiaggia.

Il vero dramma del personaggio storico Evariste Galois consisterebbe dunque nella lacerazione fra l’urgenza dell’azione, impedita da mille circostanze (anche il protagonista del film, convinto dalle insistenze del padre, non si è recato a Genova come i compagni di università e, dopo le violenze di quei giorni, è straziato dal senso di colpa) e il volo astratto a cogliere le intime strutture dell’algebra, dove egli non trovava alcun limite. Lo strazio della sua anima, nella convinzione che la radicalità delle sue idee matematiche avrebbe potuto essere accolta solo in un mondo ribaltato dalle fondamenta, prese la forma di una fissazione distruttiva rivolta a sè stesso e a tutta la realtà, nel mito di sangue del Terrore giacobino di Maximilien de Robespierre.

La posizione della protagonista femminile (nel film è lei che si muove nel presente, mentre le immagini di lui fanno sempre riferimento ad un passato recente, cioè al momento in cui ha lasciato tutto per sparire) è stata invece quella di fermarsi alla ricerca pura.  Lo studio delle strutture non prelude ad altro e non ha valenze extramatematiche, se non all’interno di una nevrosi.  La matematica è anche un’impresa scientifica, di cui si scrive e si pubblica e dove Evariste Galois (nel film la si vede mentre introduce i gruppi di Galois durante un seminario in facoltà) è solo un matematico importante dell’800.  Punto e basta.  Per la giovane donna le  smanie politiche di Evariste e il suo desiderio di abbattere l’algebra a colpi di cannone (come Napoleone aveva fatto con le tirannidi europee) furono solo l’anelito disperato di un adolescente incontenibile, sconvolto dal proprio genio e abbagliato dalla propria impotenza.

Buona visione

Le Signorine