IL FILO ARANCIONE …
è un viaggio conoscitivo attraverso i romanzi autobiografici dell’oncologo sperimentale italiano Renzo Tomatis (Sassoferrato AN, 1929 – Lione, 2007), concepito per il web dagli attori e drammaturghi Gabriele Argazzi e Barbara Bonora per il programma Destini Incrociati, nato di recente per dare a taluni temi che coinvolgono tecnoscienza e società una trattazione meno vincolata alla forma dei bioplay dal vivo su scienziati e scienziate, che hanno costituito il nucleo dell’attività teatrale de L’aquila Signorina/Terzadecade dal 2006 in avanti.
La forma scelta per questa avventura è quella dell’audiolibro in podcast. Le tre raccolte de IL FILO ARANCIONE (al momento in libero ascolto) sono già disponibili sul sito Bandcamp delle Signorine all’indirizzo https://laquilasignorina.bandcamp.com/ Più sotto nell’articolo potete trovare le anteprime e gli artwork dei vari album.
Il ricco podcast che viene offerto – si tratta di quasi dieci ore di materiali audio digitale in streaming – comprende anche introduzioni specifiche originali, che sono dei veri e propri saggi a sè stanti.

Modalità per progetti didattici: PODCAST + WEBINAR ON DEMAND
Su richiesta dei Docenti, per l’attività didattica nelle Scuole Superiori si può associare l’ascolto delle raccolte de IL FILO ARANCIONE a un certo numero di ore di webinar per approfondire insieme agli studenti i vasti temi oggetto del lungo studio che ha portato alla scrittura delle introduzioni, come alla scelta e riduzione dei brani letterari. I webinar saranno tenuti da Gabriele Argazzi e Barbara Bonora tramite le consuete piattaforme Zoom o G-Meet. La fruizione del percorso in chiave didattica è, al momento, integralmente ‘a distanza’ e può avvenire in aula tramite impianto LIM o direttamente da parte dei ragazzi sui loro PC o dispositivi mobili
L’ascolto dei podcast, anche per gli studenti e i docenti, è attualmente libero e gratuito; solo il download degli album è a pagamento.
Per la parte dei webinar è possibile concordare numero di ore e costo totale scrivendoci a <terzadecade[at]gmail[dot]com> oppure telefonando al 3479672372
Gli ambiti ambiti tematici de IL FILO ARANCIONE sono:
- medicina, epidemiologia, ecologia
- educazione civica
- storia
- letteratura italiana contemporanea
IL FILO ARANCIONE è più adatto agli studenti di quarta e quinta del liceo classico, scientifico e delle scienze umane.
Anteprime:
Di seguito si può ascoltare una traccia di lancio per ciascuna delle tre raccolte. Andando su https://laquilasignorina.bandcamp.com/ ogni brano ha una propria specifica pagina, dove sono presenti note scritte e informazioni aggiuntive oltre a voci ragionate su molti dei personaggi che Tomatis nasconde con pseudonimi e sugli eventi storici che vengono da lui citati.
Qualcosa in più su Renzo Tomatis e sui suoi scritti
Renzo Tomatis è stato un importante ricercatore biomedico nel campo della cancerogenesi chimica e, in particolar modo, nel settore dell’identificazione delle cause ambientali e professionali del cancro.
Tomatis ha diretto lo IARC, che è l’agenzia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la ricerca sui tumori, dal 1982 al 1993. Sua è stata l’idea delle ‘monografie’ (chiamate ‘libri arancioni’, per il colore della copertina), che tuttora costituiscono una delle principali referenze al mondo per la valutazione e la conoscenza del rischio cancerogeno legato alle sostanze chimiche.
Il ‘principio di precauzione’ (… in mancanza di dati epidemiologici, se una sostanza causa tumori negli animali da esperimento, va trattata come se fosse cancerogena per l’uomo …), che le monografie IARC hanno posto all’attenzione dei legislatori di tutto il mondo dalla seconda metà degli anni ’70, soprattutto grazie all’impegno di Renzo Tomatis; ha rappresentato uno dei capisaldi nelle politiche di prevenzione primaria in campo oncologico.
Lo sviluppo, in Italia, di una coscienza ecologista verso i luoghi di vita e lavoro dell’uomo e verso l’ambiente nel suo complesso, deve molto all’impegno di formazione, consulenza e diffusione delle informazioni svolto da Tomatis e da altre personalità scientifiche, come Giulio Maccacaro, Laura Conti o Enzo Tiezzi.
Una delle caratteristiche più interessanti della carriera di Renzo Tomatis è stata la scelta di affiancare alla scienza l’attività di scrittore. Nelle sue parole: «…io mi sono servito, se così si può dire, della letteratura per esprimere quanto non si riesce a dire nel linguaggio scientifico e per trasmettere una convinzione con la forza di un racconto». Una scrittura che a volte è diario intimo e a volte è saggio, sfociata in ben sette tra romanzi e raccolte di racconti; pubblicati nell’arco di quarant’anni da importanti case editrici come Einaudi, Sellerio, Garzanti e Feltrinelli. Riferendosi ai libri di Tomatis, Claudio Magris ha parlato di «un’asciutta capacità di raccontare gli uomini e la realtà; soprattutto le ambivalenze della ricerca».
Grazie al romanzo ‘Il laboratorio’, il lettore italiano della metà degli anni sessanta ebbe modo di entrare, vivendola ‘dall’interno’, nella quotidianità a lui del tutto sconosciuta di un centro di ricerca biomedica. Diventando testimone dei successi e dei sentieri interrotti, delle inutili frenesie, delle trame segrete e delle invidie, dei sospetti e degli inconfessabili rapporti con il potere economico e industriale. Un’esperienza che Tomatis ripropose nei lavori successivi, che viaggiano paralleli alla biografia dell’autore, e ci precipitano nel vivo degli incontri e delle conversazioni che l’io narrante registra durante i congressi o le riunioni degli intricati organismi internazionali che revisionano e indirizzano la macchina della scienza.
Italo Calvino rimase colpito dal manoscritto di questo sconosciuto ricercatore che stava a Chicago e, con questa nota, suggerì a Giulio Einaudi di pubblicare “Il laboratorio”: «Mentre i letterati scrivono volumi e volumi per ogni soprassalto sulle loro animucce … c’è una vastissima parte dell’intelligenza umana che non si racconta».
Pensando alla didattica, magari nel quadro recente della Legge n. 92/19 sull’insegnamento dell’educazione civica, il contributo di testimonianza dato da Tomatis è estremamente significativo, non solo per i ripetuti riferimenti alle questioni ambientali, di sanità pubblica (coerenti gli art. 2 e art. 3, comma e della Legge) e al tema della responsabilità degli uomini di scienza, ma anche perché i suoi libri sanno costruire memoria.
In questa direzione, uno spunto significativo riguarda il modo in cui Tomatis ha portato nella letteratura italiana il fenomeno del brain drain scientifico, da sempre collegato alla balbettante applicazione dei principi sanciti negli artt. 9 e 33 della Costituzione Italiana. Come noto, la Carta sancisce il dovere, per la Repubblica, di promuovere la cultura e la ricerca tecnico-scientifica attraverso politiche in grado di rendere libere le espressioni dell’arte e della scienza, senza comprimerne l’autonomia. Tuttavia la cronica mancanza di fondi per la ricerca e le logiche spartitorie tipiche del mondo universitario, hanno creato e protratto le condizioni per costringere tante persone di talento e desiderose di mettersi alla prova ad emigrare altrove.
Non erano molte, nel 1965, le informazioni in mano all’opinione pubblica sull’entità di questa ‘fuga dei cervelli’, che, soprattutto tra i giovani medici e tra i biologi, e soprattutto verso gli Stati Uniti, aveva già numeri rilevanti. Certo alcuni rientravano in Italia, ma i più restavano all’estero, attratti da paghe migliori e da migliori prospettive di carriera.
Con il “Il laboratorio”, diario romanzato di un anno di lavoro alla Chicago Medical School, Renzo Tomatis, andato via dall’Italia e dall’istituto di anatomia patologica delle Molinette di Torino, dopo avervi lavorato per tre anni senza stipendio, cercò di sollevare un primo dibattito intorno ai tanti casi simili al suo. Pur facendo notare con onestà le ambigue lusinghe del sistema scientifico americano, mise in evidenza, d’altra parte, il carrierismo, il provincialismo, il clientelismo e la melmosa pigrizia culturale che dominavano tante cliniche universitarie italiane.
Le sue considerazioni, mutatis mutandis ancora molto attuali, destarono all’epoca una levata di scudi che aggiunge, dal nostro punto di vista, ancora più interesse storico nei confronti sia di questo libro che di tutta la produzione letteraria di Tomatis.
Lui stesso descrisse, nel 1993, a trent’anni di distanza, il tono delle reazioni all’uscita de “Il laboratorio”: «A rileggere oggi la descrizione che davo del direttore del mio istituto, ci trovo altrettanti elogi che biasimi. Eppure, allora, era apparsa come uno scritto blasfemo, un tradimento, un atto proditorio. La presentazione del mio libro, che Giovanni Arpino aveva organizzato in una libreria di Torino, mentre ero ancora a Chicago, aveva suscitato le proteste rumorose di diversi miei colleghi, assistenti anziani, che erano presenti in sala (il direttore in persona non aveva voluto esporsi e, forse, i colleghi più giovani non avevano potuto). Mi rinfacciavano di avere rotto l’omertà corporativa e di avere osato criticare il nostro ambiente dall’interno. I colleghi anziani non erano pretoriani, erano delle persone per bene, come il direttore, ma invischiati e complici, forse loro malgrado, e insieme vittime, di un ingranaggio da buttare. Fecero così tanto chiasso che Arpino preferì andarsene e la presentazione fu annullata».

