Loading...

GIUSEPPE LEVI COME IPERTESTO (2026)

Giuseppe Levi
Giuseppe Levi

Quello su all’anatomista, fisiologo, neuroembriologo e citologo sperimentale Giuseppe Levi (Trieste, 1872 – Torino, 1965), è un esperimento drammaturgico pluridisciplinare in cui, partendo da una biografia scientifica, si raggiungono eventi e personaggi che gli studenti incontrano in ambito storico-umanistico, considerandoli da un’altra prospettiva.

Teatralmente, la proposta si presenta come un alternarsi tra momenti di racconto dal tono informale sospesi fra storia ed epistemologia (e scritti basandosi su una gran quantità di materiali e testimonianze su Giuseppe Levi) e la lettura interpretata di brani letterari tratti da “Lessico famigliare” di Natalia Ginzburg, ma anche da “Elogio dell’imperfezione” di Rita Levi Montalcini, la ricercatrice che più venne influenzata dal prevalente interesse di Levi verso la neurologia e raccolse, di fatto, la sua eredità scientifica in biomedicina, indirizzandola verso i nuovi orizzonti della biologia molecolare e della biochimica. Entro quest’ultima prospettiva, tra l’altro, il nostro racconto va a dare una nuova interpretazione (sostenuta con argomenti molto convincenti da Marco Piccolino nel volume collettivo “Rita Levi Montalcini e il suo Maestro” – ETS, 2021) del tanto citato esperimento sugli embrioni di pollo del 1941-42. Quello che la Montalcini e Levi condussero nel leggendario ‘laboratorio di Robinson Crusoe’, approntato dall’allora trentenne ricercatrice, con mezzi di fortuna, nell’appartamento di famiglia, a Torino.

Rita Levi Montalcini negli anni ’40

Più volte, negli anni, avevamo accarezzato l’idea di dedicare uno spettacolo teatrale a Giuseppe Levi, ma ci eravamo sempre fermati, dubbiosi sulla forma da dare al tutto.  Nonostante i suoi importanti contributi in biomedicina, lo scienziato di origini triestine è più che altro noto al pubblico per aver avuto tra i suoi interni dell’Istituto di Anatomia di Torino ben tre Premi Nobel per la medicina e la fisiologia: Renato Dulbecco, Salvador Luria e la già citata Montalcini. Per questo motivo, rielaborando il testo che volevamo dedicargli, tornava ogni volta la necessità – soprattutto di natura didattica – di soffermarsi anche sul contributo di quegli allievi tanto illustri. A forza di tagliare di qua e riassumere di là, il risultato era che l’ingombrante figura di Pomodoro (così veniva chiamato Levi in istituto a Torino, per via dei capelli rossi…) finiva col restare sullo sfondo, senza avere il tempo di emergere.

Natalia Ginzburg

E’ stato rileggendo – a decenni di distanza dagli anni del liceo e con qualche consapevolezza in più – il romanzo di Natalia Ginzburg, “Lessico famigliare” (Premio Strega 1963), che ci siamo accorti che la figura burbera, irascibile e buffa di quello che Natalia chiama sempre mio padre – e la madre Lydia solo Beppino … – era proprio Giuseppe Levi!

Abbiamo così scelto di affidare a “Lessico famigliare” la funzione di filo conduttore di un racconto teatrale che torna sempre a Levi, ma è strutturato in modo da prendere a pretesto i personaggi e le situazioni che trovano posto nel romanzo, per approfondire i più vari temi legati all’attività del Maestro e alle vicende dei suoi cinque figli (Gino, Paola, Mario, Alberto e, appunto Natalia).

La famiglia Levi al completo ca. 1925

si sofferma quindi su questioni scientifiche di biologia (l’embriologia e il rapido evolversi delle teorie sull’ontogenesi nei metazoi nei primi decenni del ‘900, la citologia sperimentale e la nuovissima – per allora – tecnica delle colture cellulari, il dogma dell’immortalità delle cellule in vitro di Alexis Carrell e i primi inquadramenti concettuali del fenomeno della senescenza negli organismi), ma le intreccia costantemente con la storia del nostro Paese nel periodo tra le due guerre mondiali.

Trovano così posto, nel racconto teatrale, la ‘marcia su Roma’ e la nascita della dittatura mussoliniana, la normalizzazione del Regime e l’obbligo per i docenti universitari di giurare fedeltà al Duce, l’antifascismo di Giustizia e Libertà e i processi contro gli oppositori (come Leone Ginzburg, primo marito di Natalia Levi, che morì in un carcere romano nel 1944), le Leggi razziali del 1938, le tensioni dell’immediato secondo dopoguerra e la de-fascistizzazione dell’Italia (che ebbe aspetti tragicomici, ma anche realmente drammatici, come il  suicidio di Tullio Terni, storico allievo di Levi che era stato radiato dall’Accademia dei Lincei anche grazie al voto del suo vecchio Maestro).Un lavoro dalla struttura aperta, proposto come strumento utile a far meglio comprendere a studenti e studentesse che cosa si intenda quando si avverte che la scienza andrebbe ogni volta inserita, a partire dalla biografia dei suoi protagonisti, nel pertinente contesto sociale, politico e storico.

Giuseppe Levi con Oliviero Mario Olivo e Eletta Porta durante una gita in montagna