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IL FILO ARANCIONE – ricerca, ambiente e scrittura in Renzo Tomatis

Tipologia della proposta:

videoracconti/videoletture teatrali + webinar

Modalità di fruizione: a distanza. In aula tramite vostro impianto LIM o direttamente da parte dei ragazzi tramite loro PC e dispositivi mobili

Ambiti tematici interdisciplinari:

  • medicina, epidemiologia, ecologia
  • educazione civica
  • storia
  • letteratura italiana contemporanea

Target e requisiti: adatto agli studenti di quarta e quinta del liceo classico, scientifico e delle scienze umane.

Disponibilità: i primi link alla piattaforma che ospiterà i materiali video, saranno resi disponibili alle scuole aderenti a partire da fine novembre 2020.  Il programma di video e letture qui proposte, verrà completato nei mesi seguenti dell’a.s. 2020/2021


Costo: Il costo del percorso “Il filo arancione” ci può essere chiesto scrivendo a <terzadecade[at]gmail[dot]com>  Con l’acquisto i Docenti acquisiscono il diritto di utilizzare le risorse online anche in futuro.

IMPORTANTE: C’è la disponibilità ad aumentare le ore di webinar fino a 3 (tre), senza costi aggiuntivi, MA per preservare il senso di questo strumento ed evitare riunioni inutilmente affollate poniamo un limite all’adesione a ciascun percorso nella misura di max 10 classi o 200 studenti per Scuola.  Per numeri maggiori concorderemo insieme ai Docenti un costo orario per le ore di webinar aggiuntive.


Piano orario: 13 ore ca. così suddivise:

  • 1 videoracconto originale, orientativamente suddiviso in due puntate, che delinea la figura di Renzo Tomatis e i temi principali del suo impegno culturale e scientifico = 1 ora ca.
  • 4 gruppi di video/audioletture a puntate affidate ad attori professionisti; ciascun gruppo introdotto, nella prima puntata, da una guida all’ascolto a cura dagli autori del progetto:

a) Scienziato col visto da emigrante (1959-1966). Letture scelte e adattate dai romanzi “Il Laboratorio” – (Einaudi, 1965) e “Il fuoriuscito” (Sironi, 2005) di Renzo Tomatis

= 4 ore ca. (puntate da 12/20 minuti)

b) Il filo arancione: primi anni allo IARC (1969-1973). Letture scelte e adattate dai romanzi “La ricerca illimitata” (Feltrinelli, 1974) e “Il fuoriuscito” di Renzo Tomatis

= 1 ora e 40 min ca. (puntate da 12/20 minuti)

c) La prevenzione primaria come scienza militante (1976-1978). Letture scelte e adattate dal romanzo “Visto dall’interno” (Garzanti, 1981) di Renzo Tomatis

= 2 ore ca. (puntate da 12-20 minuti)

d) Spinte centrifughe e nuovi equilibri (1989-1993). Letture scelte e adattate dai romanzi “La rielezione” (Sellerio, 1996) e il “Il fuoriuscito” e dai saggi “Il laboratorio trent’anni dopo” (postfazione alla riedizione per Sellerio de “Il laboratorio”, 1993) e “Storia naturale del ricercatore” (Garzanti, 1985) di Renzo Tomatis

= 2 ore e 20 ca. (puntate da 12-20 minuti)

  • 2 webinar webinar con gli autori delle ricerche e del percorso via Zoom o G-meet. Lo scopo è rispondere alle domande degli studenti, pervenute in anticipo via email rispetto alla data stabilita per il meeting = 1 + 1 ora ca. (estendibili fino a 3 ore totali).

Target e requisiti: adatto agli studenti di quarta e quinta del liceo classico, scientifico o delle scienze umane.

Qualcosa in più sul significato del percorso scientifico, culturale e letterario che viene proposto:

Renzo Tomatis (Sassoferrato, 1929 – Lione, 2007) è stato un importante ricercatore sperimentale biomedico italiano nel campo della cancerogenesi chimica e, in particolar modo, nel settore dell’identificazione delle cause ambientali e professionali del cancro.

Tomatis ha diretto lo IARC, che è l’agenzia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la ricerca sui tumori, dal 1982 al 1993.  Sua è stata l’idea delle ‘monografie’ (chiamate ‘libri arancioni’, per il colore della copertina), che tuttora costituiscono una delle principali referenze al mondo per la valutazione e la conoscenza del rischio cancerogeno legato alle sostanze chimiche.

Il ‘principio di precauzione’ (in mancanza di dati epidemiologici, se una sostanza causa tumori negli animali da esperimento, va trattata come se fosse cancerogena per l’uomo), che le monografie IARC hanno posto all’attenzione dei legislatori di tutto il mondo dalla seconda metà degli anni ’70, soprattutto grazie all’impegno di Renzo Tomatis; ha rappresentato uno dei capisaldi nelle politiche di prevenzione primaria in campo oncologico.

Lo sviluppo, in Italia, di una coscienza ecologista verso i luoghi di vita e lavoro dell’uomo e verso l’ambiente nel suo complesso, deve molto all’impegno di formazione, consulenza e diffusione delle informazioni svolto da Tomatis e da altre personalità scientifiche, come Giulio Maccacaro, Cesare Maltoni o Enzo Tiezzi.

Una delle caratteristiche più interessanti, in chiave didattica interdisciplinare, della carriera di Renzo Tomatis è stata la scelta di affiancare alla scienza l’attività di scrittore.  Nelle sue parole: «…io mi sono servito, se così si può dire, della letteratura per esprimere quanto non si riesce a dire nel linguaggio scientifico e per trasmettere una convinzione con la forza di un racconto». Una scrittura che a volte è diario intimo e a volte è saggio, sfociata in ben sette tra romanzi e raccolte di racconti; pubblicati nell’arco di quarant’anni da importanti case editrici come Einaudi, Sellerio, Garzanti e Feltrinelli.  Riferendosi ai libri di Tomatis, Claudio Magris ha parlato di «un’asciutta capacità di raccontare gli uomini e la realtà; soprattutto le ambivalenze della ricerca».

Per la prima volta il lettore italiano non specialista, sfogliando “Il laboratorio” (1965), ebbe modo di entrare, vedendola ‘dall’interno’, nella quotidianità a lui sconosciuta di un centro di ricerca biomedica.  Testimone dei successi e dei sentieri interrotti, delle inutili frenesie, delle trame segrete e delle invidie, dei sospetti e degli inconfessabili rapporti con il potere economico e industriale.  Una chiave restata inalterata nei lavori successivi, che viaggiano paralleli alla biografia dell’autore, e ci precipitano nel vivo degli incontri e delle conversazioni che l’io narrante registra durante i congressi o le riunioni di quei farraginosi organismi internazionali che muovono la macchina della scienza.

Italo Calvino rimase colpito dal manoscritto di questo sconosciuto ricercatore che stava a Chicago e, con questa nota, suggerì a Giulio Einaudi di pubblicare “Il laboratorio”: «Mentre i letterati scrivono volumi e volumi per ogni soprassalto sulle loro animucce … c’è una vastissima parte dell’intelligenza umana che non si racconta». 

Nel quadro dell’educazione civica, il contributo di testimonianza dato da Tomatis è estremamente significativo, non solo per i ripetuti riferimenti alle questioni ambientali, di sanità pubblica – coerenti gli art. 2 e art. 3, comma e) della Legge n. 92/19   – e al tema della responsabilità degli uomini di scienza, ma anche perché i suoi libri sanno costruire memoria.

In questa direzione, uno spunto significativo riguarda il modo in cui Tomatis ha portato nella letteratura italiana il fenomeno del brain drain scientifico, da sempre collegato alla balbettante applicazione dei principi sanciti negli art. 9 e 33 della nostra Costituzione.

Come noto, la Costituzione sancisce il dovere, per la Repubblica italiana, di promuovere la cultura e la ricerca tecnico-scientifica attraverso politiche in grado di rendere libere le espressioni dell’arte e della scienza, senza comprimerne l’autonomia. Tuttavia la cronica mancanza di fondi per la ricerca e le logiche spartitorie tipiche del mondo universitario, hanno creato e protratto le condizioni per costringere tante persone di talento e desiderose di mettersi alla prova ad emigrare altrove.

Non erano molte, nel 1965, le informazioni in mano all’opinione pubblica sull’entità di questa ‘fuga dei cervelli’, che, soprattutto tra i giovani medici e tra i biologi, e soprattutto verso gli Stati Uniti, aveva già numeri rilevanti. Certo alcuni rientravano in Italia, ma i più restavano all’estero, attratti da paghe migliori e da migliori prospettive di carriera.

Con il “Il laboratorio”, diario romanzato di un anno di lavoro alla Chicago Medical School, Renzo Tomatis, andato via dall’Italia e dall’istituto di anatomia patologica delle Molinette di Torino, dopo avervi lavorato per tre anni senza stipendio, cercò di sollevare un primo dibattito intorno ai tanti casi simili al suo.  Pur facendo notare con onestà le ambigue lusinghe del sistema scientifico americano, mise in evidenza, d’altra parte, il carrierismo, il provincialismo, il clientelismo e la melmosa pigrizia culturale che dominavano tante cliniche universitarie italiane.

Le sue considerazioni, mutatis mutandis ancora molto attuali, destarono all’epoca una levata di scudi che aggiunge, dal nostro punto di vista, ancora più interesse storico nei confronti sia di questo libro che di tutta la produzione letteraria di Tomatis.

Lui stesso descrisse, nel 1993, a trent’anni di distanza, il tono delle reazioni all’uscita de “Il laboratorio”: «A rileggere oggi la descrizione che davo del direttore del mio istituto, ci trovo altrettanti elogi che biasimi. Eppure, allora, era apparsa come uno scritto blasfemo, un tradimento, un atto proditorio. La presentazione del mio libro, che Giovanni Arpino aveva organizzato in una libreria di Torino, mentre ero ancora a Chicago, aveva suscitato le proteste rumorose di diversi miei colleghi, assistenti anziani, che erano presenti in sala (il direttore in persona non aveva voluto esporsi e, forse, i colleghi più giovani non avevano potuto). Mi rinfacciavano di avere rotto l’omertà corporativa e di avere osato criticare il nostro ambiente dall’interno. I colleghi anziani non erano pretoriani, erano delle persone per bene, come il direttore, ma invischiati e complici, forse loro malgrado, e insieme vittime, di un ingranaggio da buttare. Fecero così tanto chiasso che Arpino preferì andarsene e la presentazione fu annullata».

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