Loading...

L’ALGEBRISTA MAGICO (2022)

«Ho terminato i libri di Lagrange in pochi giorni. Tutti e tre. Li ho divorati con più voracità di quelli di Euclide e Legendre. A tratti mi eccitavo a tal punto che dovevo riporli, per far cessare il tremore che mi rendeva impossibile proseguire.   Non ho mai letto a questo modo prima d’ora. Ogni pagina è una rimembranza, un modo per avvicinarmi a cose che la mia anima sembra conoscere da tanto tempo. Ho colto il linguaggio astratto dell’algebra intuitivamente, con un sesto senso.  E’ mai capitato ad altri ?  Un’esperienza in cui il lettore e il testo si confondono; in cui il lettore si fa testo.»

In questo brano, tratto dal corposo romanzo di Tom Petsnis “Il Matematico Francese” (che Barbara Bonora ha ridotto per la lettura scenica che viene proposta), si avverte tutta l’emozione di un incontro fatale, quello tra il sedicenne Evariste Galois e la matematica, un regno ideale che gli corrisponde e che lo rapisce completamente.

Lo scrittore e matematico australiano ha fatto di Galois, geniale innovatore dell’algebra morto a 21 anni nel 1832, un’adolescente chiuso in sé stesso, che nella matematica trova ciò che i poeti romantici cercavano nella filosofia, nella politica e negli eccessi delle loro vite tormentate: il bruciante Assoluto.  E’ un Galois che parla in prima persona, come se stesse scorrendo le pagine di un diario istantaneo, e che vagheggia, con ingenuo fanatismo, un futuro in cui soltanto le verità della scienza saranno oggetto di culto, una volta atterrati e calpestati i falsi idoli della superstizione.

Sconvolto dal suicidio del padre, frustrato nelle proprie ambizioni dalla sua stessa impazienza come dall’incapacità dei matematici dell’ École Polytechnique di inquadrare i risultati di questo ragazzo senza un curriculum, Evariste si aggrega alle frange repubblicane estremiste che si oppongono alla monarchia di Luigi Filippo. Anche se ben presto scopre di non essere che una voce anonima e piena di risentimenti. Dal carcere, dove rischia di morire di tubercolosi, esce con la determinazione di ritrovare nei teoremi il senso che di continuo gli sfugge, concludendo invece la propria vita colpito a morte in un duello alla pistola. Sul cui esito non ha, lui per primo, alcun dubbio.

Una figura, quella di Evariste, da cui i ragazzi e le ragazze facilmente si faranno affascinare.  Anche solo per quell’urgenza, così ben descritta da Petsinis, di compiere imprese grandi e nuove, al cospetto di un mondo adulto troppo spesso aggrappato alle sue consuetudini.